Il countdown per lo sbarco in Borsa di SpaceX sta accendendo i mercati, ma per i veterani di Wall Street la realtà è ben diversa dall’entusiasmo della propaganda. Jeremy Grantham, leggendario investitore e cofondatore della società di gestione GMO (famoso per aver previsto le bolle del 2000 e del 2008), ha lanciato un duro avvertimento sul futuro dell’azienda aerospaziale di Elon Musk.
Definita senza giri di parole come “la quotazione in Borsa più folle della storia dell’uomo”, l’operazione SpaceX nasconde secondo Grantham rischi strutturali enormi che gli investitori retail stanno sottovalutando.
I numeri della “follia”: perché SpaceX è sopravvalutata

Il fulcro delle critiche di Grantham risiede nell’incoerenza tra i dati finanziari reali della società e la sua valutazione astronomica sul mercato:
- Valutazione fuori controllo: Una capitalizzazione stimata a 1.700 miliardi di dollari (1,7 trilioni) per un’azienda che di fatto è ancora in forte perdita finanziaria.
- Dipendenza dal “mito” dell’IA: Il 90% delle previsioni di crescita e di valore si basa sull’integrazione dell’Intelligenza Artificiale. Tuttavia, Grantham definisce la tecnologia proprietaria attuale come “di terza categoria”, nettamente surclassata da competitor come OpenAI o Anthropic.
- Le leggi della fisica ignorate: Le promesse del prospetto informativo riguardanti viaggi spaziali di massa sono considerate da fisici e scienziati indipendenti come “assolutamente inconcepibili”. Le promesse di incrementi di produttività annui del 10-20% non trovano alcun riscontro reale.
Il trucco del Nasdaq e l’eccesso di domanda artificiale
Se i fondamentali sono così fragili, perché le grandi banche d’affari come JPMorgan stanno spingendo l’IPO? La risposta risiede in una vera e propria ingegneria della domanda artificiale.
Il Nasdaq ha modificato le proprie norme interne per consentire l’inserimento di SpaceX nei suoi indici principali nonostante l’assenza di utili. Questo significa che i fondi di investimento comuni e i principali ETF legati al Nasdaq saranno legalmente costretti ad acquistare massicce quantità di azioni.
Questo meccanismo provocherà un enorme squilibrio iniziale: la domanda supererà di gran lunga l’offerta, gonfiando artificialmente il prezzo del titolo nei primi tempi, prima del fisiologico e inevitabile scontro con la realtà.
Il “Metodo Elon Musk”: trasformare la propaganda in fabbriche
Nonostante la dura condanna della bolla speculativa, Grantham riconosce a Elon Musk una dote comunicativa e finanziaria unica nella storia del capitalismo: la capacità di sfruttare la teoria del “Greater Fool” (trovare sempre qualcuno disposto a pagare di più).
Musk riesce a far salire i prezzi delle sue aziende fino a 5 o 6 volte il loro valore reale attraverso la propaganda. A quel punto, vende massicce quantità di azioni sopravvalutate per raccogliere liquidità. Invece di far crollare il titolo, usa quei miliardi reali per costruire mega-fabbriche (Giga-factory), trasformando così la pura speculazione in asset tangibili. È un gioco ad altissimo rischio riuscito con Tesla, ma estremamente più difficile da replicare con lo spazio.
Il paradosso finale sull’Intelligenza Artificiale
L’avvertimento finale di Grantham si trasforma in un paradosso sociale e tecnologico. Se la valutazione di SpaceX si rivelasse corretta, significherebbe che l’IA ha fatto passi in avanti così spaventosi e incontrollati da cambiare le nostre vite nel modo peggiore.
Attualmente il settore si muove senza alcuna regolamentazione, immettendo prodotti sul mercato senza test preventivi (a differenza dei farmaci). Di conseguenza, gli investitori devono sperare che si tratti solo di una bolla di “propaganda”: perché se così non fosse, il problema minore della razza umana sarebbe il portafoglio azionario.
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