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Banca Popolare di Milano ha comunicato ieri i risultati realizzati nel corso dell’esercizio 2012, archiviato con una perdita netta di 429,7 milioni di euro, in miglioramento quindi rispetto al rosso di 614,33 milioni di euro realizzato nell’esercizio precedente.

Come specificato nella nota diffusa dal gruppo bancario, a pesare sul risultato finale è stata soprattutto la svalutazione degli avviamenti nel primo semestre per un ammontare complessivo di 360,2 milioni di euro, nonché gli oneri straordinari relativi all’attivazione del Fondo di Solidarietà e che hanno pesato per 213 milioni di euro. Se si escludono le voci straordinarie, infatti, la Banca Popolare di Milano avrebbe chiuso lo scorso anno con una perdita di 61,9 milioni di euro. Il risultato di gestione è cresciuto a 366,5 milioni di euro, il 19,5% in più rispetto ai 306,9 milioni del 2011, mentre i proventi operati hanno registrato un aumento del 14,6%, passando da 1,35 miliardi a 1,55 miliardi di euro.

Per quanto riguarda invece i coefficienti patrimoniali, a fine 2012 il Core Tier 1 si attestava all’8,38%, il Tier 1 all’8,99% e il Total Capital Ratio era al 12,14%. Al 31 dicembre 2012 gli impieghi alla clientela erano scesi del 2,4% a 34,79 miliardi di euro, mentre i crediti deteriorati erano pari a 4,2 miliardi di euro.

Alla luce dei risultati realizzati nel corso del 2012, il management dell’istituto bancario ha deciso di proporre all’assemblea di non distribuire alcun dividendo, sulla scia delle raccomandazioni della Banca d’Italia, che ricordiamo ha invitato le banche italiane che hanno chiuso l’esercizio in perdita a non distribuire alcuna remunerazione agli azionisti. Al contempo, il Cda ha deliberato di non procedere al pagamento della cedola trimestrale sui Company Preferred Securities.

Sempre nel corso della riunione tenuta ieri per l’approvazione dei risultati realizzati nel corso del 2012, il Consiglio di amministrazione di Banca Popolare di Milano, in linea con le indiscrezioni di stampa circolate nei giorni scorsi, ha approvato la proposta di procedere ad un aumento di capitale per un massimo di 500 milioni di euro finalizzato al rimborso dei cosidetti “Tremonti bond” e al contempo ha dato il suo via libera alla trasformazione della banca in una società per azioni.

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