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In questo articolo parleremo di un tema molto attuale e dei modi per investire su questa tematica. Argomento del post è l’uguaglianza di genere. Può sembrare questi assurdo ma oggi, grazie ad alcuni fondi tematici, è possibile anche investire su questo argomento. Prima di entrare nel vivo del post indicando quali sono i fondi che consentono di cavalcare il tema dell’uguaglianza di genere, cerchiamo di capire se vale la pena o no prendere in considerazione questa tematica in ottica investimento.

La parità di genere, dove con questo termine facciamo riferimento non solo ai sessi ma anche razze, culture, reddito e istruzione, è un trend su cui investire o no?

Parità di genere: i dati degli ultimi rapporti

Parlare di uguaglianza di genere alla luce dei dati aggiornati significa fare riferimento a quella che può essere considerata come la fonte più autorevole in merito ossia il report Women in Workplace 2022 redatto da McKinsey. Secondo questo rapporto oramai anche le donne che sono riuscite ad arrivare a posizioni di leadership all’interno di aziende, sempre più spesso cambiano lavoro attratti dai maggiori benefici che è possibile trovare altrove.

Questa tendenza è conosciuto una costante crescita negli ultimi anni ed un vero e proprio boom più recentemente. Dall’indagine è anche emerso che le imprese dovranno impegnarsi di più sul fronte dell’uguaglianza d genere se vogliono restare attrattive e quindi non perdere la collaborazione di manager molto capaci.

Ma in fin dei conti cosa chiedono le donne ai vertici delle imprese? Ecco alcuni punti che il report di McKinsey ha messo in evidenza:

  • possibilità di far carriera alla pari con i colleghi uomini
  • maggiore inclusione su tutti i livelli dell’azienda
  • condizioni di lavoro equo e solidali

La posta in gioco è altissima. Secondo l’analisi se le imprese non si apriranno al cambiamento, potrebbero correre il serio rischio non solo di perdere le donne leader oggi presenti nei rispettivi management ma anche di non riuscire più ad attrarre la prossima generazione di donne leader.

Insomma non sono solo le donne manager di oggi ad usare l’arma delle dimissioni come strumento per dire no alle aziende che non valorizzato la parità di genere, ma anche le donne future manager dell’attuale generazione z potrebbero voltare subito le spalle ad un sistema che non valorizza l’equità e la solidarietà.

I provvedimenti per la parità di genere nelle società

parità sessi

Come si è mossa la politica dinanzi alla richiesta di uguaglianza di genere da parte delle donne manager? Contrariamente a quello che si può pensare, il mondo politico non è rimasto a guardare e questo sicuramente è un elemento di cui tenere conto. Sia a livello europeo che a livello nazionale (leggi italiana) ci sono stati dei provvedimenti tesi ad agevolare la strada verso maggiore equità tra uomo e donna nelle aspettative di lavoro.

Iniziamo dall’Europa (è l’UE che, solitamente, tende a tracciare la strada che poi viene seguita dai singoli paesi). Il Consiglio Europeo ha recentemente dato il via libera alle cosiddette quote rosa in azienda. Il provvedimento si configura come una direttiva che adesso dovrà essere ratificata dal Parlamento (il termine per la conversione è il dicembre 2022). La nuova legge prevede due passaggi importanti:

  • il raggiungimento entro il 2026 di una rappresentanza di almeno il 40 per cento di donne nei posti di amministratore di società quotate
  • laddove gli stati membri dovessero scegliere di applicare le nuove norme agli amministratori con e senza incarichi esecutivi, l’intento è quello di arrivare al 33 per cento dei posti di amministratore coperto da donne entro il 2026

Il provvedimento varato dall’Europa potrebbe consentire all’Italia di lasciarsi alle spalle (ma servirebbe molto coraggio da parte del parlamento) il vecchio retaggio che vede il peso delle donne ai piani alti delle amministrazioni delle società profondamente ridotto. Secondo un’indagine che è stata condotta dalla Associazione Italiana Private Banking (AIPB), sono pochissime le donne leader che oggi riescono a raggiungere i vertici delle società per cui lavorano. La pandemia di covid19 e il conseguente lockdown hanno ulteriormente ampliato il divario di genere tra uomini e donne. Praticamente, a causa dell’emergenza sanitaria, la disuguaglianza di genere è addirittura aumentata. Non c’è quindi da stupirsi se è da tempo in atto un boom delle dimissioni volontarie da parte di donne leader che, semplicemente, non ci stanno più e cercano posti di lavoro dopo possono essere maggiormente apprezzate.

Il potenziale economico delle donne italiane

Non è necessario essere degli esperti di economia per capire che, al di là del piano etico, se le donne non possono esprimere il loro potenziale economico è un problema per tutto il sistema (e quindi anche per gli uomini). Ma quale potrebbe essere questo potenziale economico dell’economia al femminile?

Una ricerca condotta dalla AIPB con la collaborazione di Candriam e Ipsos ha permesso di mettere a fuoco alcune prospettive interessanti proprio in relazione alle potenzialità che una economia delle donne potrebbe sviluppare. Ecco gli aspetti salienti del report:

  • le donne in Italia sono 24 milioni e di queste solo il 37 per cento lavora. Sono appena 60mila (su 24 milioni) le donne che hanno un incarico di alto profilo (dove per alto profilo si intende un patrimonio di oltre 250 mila euro)
  • il 35 per cento dei patrimoni serviti in Italia fanno riferimento alle donne. Si tratta di un terzo del patrimonio gestito del settore. Gli imprenditori uomini pesano per appena il 20 per cento.
  • per superare il divario di genere è fondamentale mutare la cultura del paese. Tre le direttrici che dovrebbero essere seguite: superamento del gap salariale di genere, incentivi all’imprenditoria femminile, accelerazione dell’educazione finanziaria. Non c’è più tempo da perdere.

Si può investire sull’uguaglianza di genere?

Adesso abbiamo tutte le carte in regola per rispondere alla domanda che abbiamo posto ad inizio articolo in merito alla presenza di strumenti che consentono di investire sull’uguaglianza di genere. Ovviamente per sostenere questo trend (eticamente giusto) è possibile inserire nel proprio portafoglio di investimento le azioni di quelle società quotate che sono impegnate nella realizzazione di obiettivi di equità e inclusione su tutti i livelli.

Volendo però puntare sul trend nel suo complesso e non su singole società, si può andare alla ricerca di portafogli che puntano sull’uguaglianza di genere. Si tratta di fondi che investono in aziende che presentano solidi fondamentali e al tempo stesso sono molto attente al tema della partecipazione femminile nella direzione aziendale e nel management.

Molti di questi portafogli investono su fondi tematici che hanno come obiettivo quello di investire nella parità di genere e su fondi generalisti che comprendono aziende che sono all’avanguardia su alcuni parametri che sono molto legati al tema dell’uguaglianza di genere come ad esempio la percentuale di donne in consigli di amministrazione, la percentuale di donne nel presenti nel top management o ancora il livello di soddisfazione degli impiegati e dei dipendenti.

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