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Il mercato delle obbligazioni vanta la contemporanea presenza di obbligazioni governative e di obbligazioni societarie. Le prime, i cosiddetti titoli di Stato, sono rappresentative del debito dello Stato, mentre le altre, comunemente chiamate corporate bond, sono emesse da società private e generalmente sono più complesse rispetto alle obbligazioni statali proprio perché devono essere in grado di competere con queste ultime, soprattutto in termini di rendimenti, e riuscire a suscitare l’interesse dell’investitore. Ad incidere sulle scelte di colui che investe è molto spesso anche il rating dell’obbligazione stessa, che misura il livello di affidabilità dell’emittente, e il livello di indebitamento e di affidabilità del Paese a cui appartiene la società emittente, fattore che va ad incidere anche sul costo dell’indebitamento.

Al di là dei rendimenti, altro aspetto non trascurabile che contraddistingue le due tipologie di emissioni è il livello di liquidità, decisamente minore nel caso delle obbligazioni societarie, dove il valore nominale complessivo che viene collocato è di gran lunga inferiore rispetto a quello offerto dal Tesoro. Ne deriva quindi che l’attività sul mercato secondario dei corporate bond è decisamente più limitata, con il rischio di trovare poche quotazioni e quindi di incontrare qualche difficoltà nella compravendita.

Altra differenza è l’investimento minimo. I titoli di Stato, infatti, possono essere sottoscritti per un importo minimo di 1.000 euro, mentre le obbligazioni societarie nella maggior parte dei casi richiedono un investimento minimo non inferiore a 50.000 euro, circostanza che impedisce alla maggior parte degli investitori di attuare un’attenta diversificazione.

Infine, per le due tipologie di obbligazioni è previsto un diverso trattamento fiscale: per i corporate bond l’aliquota a partire dal 2012 è salita al 20%, mentre per i titoli di Stato è rimasta al 12,5%.

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