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Le azioni LVMH hanno perso circa il 50% rispetto al massimo storico raggiunto nel 2023, mentre dall’inizio del 2026 il ribasso è arrivato al 27%. Il rallentamento della domanda di beni di lusso, la debolezza dei consumi in Cina e le difficoltà del settore della moda hanno allontanato il titolo dai livelli record.

Gli ultimi risultati trimestrali mostrano però alcuni segnali di miglioramento. Le vendite sono tornate a crescere, la divisione Moda e Pelletteria ha interrotto una lunga fase negativa e marchi come Dior, Tiffany e Bulgari hanno sostenuto i ricavi. La ripresa rimane ancora fragile, ma LVMH potrebbe aver superato la fase più difficile.

Le azioni LVMH restano vicine ai minimi degli ultimi sei anni

Il titolo LVMH viene scambiato intorno ai 470 euro, con una capitalizzazione di mercato vicina ai 230 miliardi di euro. La quotazione rimane distante dai massimi del 2023 e vicina ai livelli più bassi registrati negli ultimi sei anni.

Il ribasso è stato provocato soprattutto dal rallentamento successivo alla forte crescita dei consumi di lusso registrata durante e dopo la pandemia. L’inflazione, l’incertezza economica e la minore propensione alla spesa dei consumatori cinesi hanno penalizzato soprattutto i prodotti destinati alla clientela meno facoltosa.

Anche la guerra in Medio Oriente ha avuto un impatto negativo, riducendo gli acquisti effettuati dai turisti in Europa. Il settore deve inoltre affrontare confronti difficili con gli anni precedenti, durante i quali aumenti dei prezzi e domanda elevata avevano sostenuto ricavi e margini.

I ricavi tornano a crescere nel secondo trimestre del 2026

Nel primo semestre del 2026 LVMH ha registrato ricavi per 38,6 miliardi di euro, un utile operativo ricorrente di 8,7 miliardi e un utile netto di 5,7 miliardi. Il margine operativo si è mantenuto su un livello elevato, pari al 22,5%, mentre il flusso di cassa disponibile ha raggiunto 4,1 miliardi di euro.

Nel secondo trimestre la crescita organica dei ricavi è stata del 3%, oppure del 4% escludendo gli effetti della crisi in Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno mostrato un’accelerazione, mentre in Asia, Giappone ed Europa sono emersi segnali di maggiore stabilità.

La divisione Moda e Pelletteria, la più importante e redditizia del gruppo, è cresciuta dell’1%. Si tratta del primo aumento trimestrale dopo circa due anni, anche se il risultato è rimasto leggermente inferiore alle attese degli analisti.

Dior, Tiffany e Bulgari guidano il miglioramento

La ripresa della moda è stata sostenuta soprattutto da Dior, che ha beneficiato delle nuove collezioni realizzate sotto la direzione creativa di Jonathan Anderson. Anche Louis Vuitton ha continuato a mostrare una buona capacità di attrarre clienti, aiutata dall’apertura di nuovi negozi a Pechino e Seul.

La divisione Orologi e Gioielli ha registrato una crescita organica dell’11% nel secondo trimestre, diventando una delle attività più dinamiche del gruppo. A sostenere il risultato sono state soprattutto le collezioni di Tiffany e Bulgari.

Segnali positivi sono arrivati anche da Sephora, dagli champagne e dal cognac. La divisione Vini e Distillati è cresciuta del 5%, mentre la distribuzione selettiva ha registrato un aumento del 6%.

Il titolo LVMH è sottovalutato secondo Morningstar

Morningstar attribuisce alle azioni LVMH un valore equo di 620 euro, circa il 25% superiore rispetto alla quotazione di circa 470 euro indicata al momento dell’analisi. La società considera inoltre LVMH dotata di un ampio vantaggio competitivo, sostenuto dalla forza dei marchi, dalle dimensioni del gruppo e dalla solidità finanziaria.

La valutazione riflette la capacità del gruppo di mantenere prezzi elevati, investire nella comunicazione e distribuire i costi su oltre 75 marchi. La presenza in numerosi settori, dalla moda alla gioielleria, passando per cosmetici, vini e distribuzione, riduce inoltre la dipendenza da una sola attività.

Il ritorno ai massimi storici non appare comunque immediato. Il mercato attende una crescita più decisa della divisione Moda e Pelletteria, un recupero duraturo della domanda cinese e risultati più solidi da Louis Vuitton, che rimane il marchio più importante del gruppo.

I fattori da osservare nei prossimi trimestri

La possibile ripresa delle azioni dipenderà soprattutto dalla capacità di Dior e Louis Vuitton di aumentare le vendite senza ricorrere esclusivamente ai rincari. Sarà importante anche verificare se la crescita negli Stati Uniti riuscirà a compensare la debolezza di Cina ed Europa.

Un altro elemento decisivo sarà la tenuta della clientela americana. Parte della crescita recente è stata collegata all’aumento della ricchezza generato dai mercati azionari e dal settore dell’intelligenza artificiale. Un peggioramento delle Borse potrebbe quindi ridurre la spesa destinata ai prodotti di lusso.

I dati del secondo trimestre indicano che LVMH è tornata a crescere, ma non confermano ancora una ripresa pienamente consolidata. Il titolo continua a offrire una valutazione più contenuta rispetto agli anni passati, mentre il recupero della domanda e il rinnovamento creativo dei marchi rappresentano i principali elementi da seguire.

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