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Se ci si trova nella situazione di essere in rosso sul proprio conto corrente, il costo del debito può essere anche molto elevato in quanto gli interessi passivi finiscono per raggiungere anche tassi superiori al 20% per i fidi e al 15% per i prestiti. Un altro fattore che contribuisce a rendere molto più oneroso il costo per i risparmiatori con il conto in rosso è la recente abolizione della commissione di massimo scoperto. Di recente sono state introdotte alcune novità.

La prima è la Commissione disponibilità fondi (Cdf) per i fidi, l’altra è la Commissione d’istruttoria veloce (Civ) per gli sconfini extrafido. Le novità maggiori arrivano proprio per i fidi. Se si chiede un fido si paga il servizio alla banca, anche se non lo si usa. Il cliente sarà tenuto comunque a pagare una commissione fissa, che non può superare lo 0,5% a trimestre. A questo importo va aggiunto il tasso passivo applicato dalla banca (solitamente superiore al 15%).

Il fido, dunque, è molto costoso, ma peggio ancora è sconfinare (in rosso oltre la soglia del fido). Si fa preferire quindi il prestito. Per valutarne la convenienza è sempre fondamentale analizzare il Taeg, ovvero il tasso annuo effettivo globale, in quanto raduna tutti i costi in un’unica voce e favorisce il veloce confronto tra le diverse offerte delle banche.

Nel Taeg è compreso anche il costo d’istruttoria, le spese di apertura della pratica di credito, le spese di riscossione e di incasso delle rate, le spese per eventuali assicurazioni, gli interessi passivi e gli altri costi legati al prestito. Nei periodi di maggiore crisi economica le banche concedono pochissimi prestiti e quando lo fanno i costi sono spesso proibitivi.

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