
Un pacchetto di sigarette, un quotidiano, una marca da bollo: transazioni da pochi euro che rischiano di erodere i già sottili margini di guadagno del piccolo commercio italiano.
Le commissioni sui pagamenti elettronici rappresentano oggi una delle principali sfide operative per edicole, tabaccherie e negozi di quartiere. L’obbligo di accettare il POS ha favorito una maggiore comodità per i clienti, ma sulle transazioni di importo contenuto può incidere in modo significativo sull’equilibrio economico delle attività, soprattutto considerando la frequenza di questo tipo di vendite.
Il peso delle commissioni sui margini del piccolo commercio
Chi gestisce una tabaccheria o un’edicola conosce bene il problema: il margine di guadagno su prodotti come sigarette, francobolli e giornali oscilla tra il 5 e il 10% del prezzo finale pagato dal cliente.
Quando su una transazione da 5 euro la commissione bancaria incide per 15-20 centesimi, il guadagno dell’esercente si riduce drasticamente, fino quasi ad azzerarsi nei casi più sfavorevoli. L’obbligo del POS è ormai universale e non ammette deroghe: dal giugno 2023 anche i tabaccai devono accettare pagamenti elettronici per la vendita di generi di monopolio, valori postali e bollati, pena una sanzione di 30 euro più il 4% del valore della transazione rifiutata.
Il contesto è reso ancora più complesso dalla crescita esponenziale dei pagamenti digitali, aumentati del 120% nell’ultimo quinquennio con oltre 4 milioni di terminali attivi nelle attività commerciali italiane. I clienti ormai si aspettano di poter pagare con carta anche il caffè o il giornale, e rifiutare significa perdere vendite oltre a rischiare segnalazioni.
Per bar, tabaccherie, edicole e piccoli negozi di quartiere, dove le transazioni di basso importo sono la norma quotidiana, le commissioni rappresentano un costo fisso che incide pesantemente sul bilancio mensile. La Federazione Italiana Tabaccai ha più volte sottolineato come l’incidenza delle commissioni sui ricavi sia una criticità strutturale che richiede interventi mirati.
Strategie concrete per abbattere i costi delle transazioni
La buona notizia è che il mercato offre oggi soluzioni pensate specificamente per chi lavora con i micropagamenti. Esistono tariffe flat indipendenti dal numero di transazioni effettuate, che permettono di pagare un canone fisso mensile senza sorprese legate al volume di operazioni.
Un’altra strategia efficace riguarda le soluzioni SoftPOS, che trasformano smartphone e tablet in terminali di pagamento senza necessità di hardware aggiuntivo. Queste tecnologie eliminano spesso il canone mensile e prevedono solo costi di attivazione una tantum, risultando particolarmente vantaggiose per chi ha volumi contenuti.
Non va poi dimenticato il credito d’imposta del 30% sulle commissioni pagate, accessibile a tutti gli esercenti con ricavi e compensi inferiori ai 400.000 euro annui. Si tratta di un’agevolazione istituita nel 2020 che non prevede scadenze e resta quindi pienamente utilizzabile per recuperare parte dei costi sostenuti.
Cosa cambia nel 2026 e come non farsi cogliere impreparati
Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una novità significativa: la Legge di Bilancio 2025 prevede che il dispositivo POS sia obbligatoriamente collegato al registratore di cassa. Questa misura, pensata per contrastare l’evasione fiscale e favorire la tracciabilità delle spese, richiederà agli esercenti di adeguare la propria dotazione tecnologica.
È quindi il momento giusto per valutare l’acquisto di terminali di nuova generazione o soluzioni integrate che rispettino già i requisiti futuri. Chi si muove per tempo potrà negoziare condizioni più favorevoli ed evitare la corsa agli adeguamenti dell’ultimo minuto.
Le associazioni di categoria stanno lavorando attivamente per ottenere condizioni migliori per i propri associati, con accordi che mettono a disposizione miliardi di euro in finanziamenti agevolati e commissioni azzerate sui micropagamenti.
La richiesta avanzata dalle federazioni di settore è chiara: introdurre la gratuità totale per le transazioni di piccolo importo, riconoscendo la specificità di attività come tabaccherie ed edicole.
Nel frattempo, il consiglio pratico è quello di confrontare attivamente le offerte disponibili sul mercato e non esitare a rinegoziare le condizioni con il proprio fornitore di servizi di pagamento. Presentare la tessera della propria associazione di categoria può spesso sbloccare tariffe dedicate e vantaggi esclusivi che fanno la differenza a fine mese.
Tra tariffe flat, credito d’imposta al 30% e soluzioni SoftPOS, gli strumenti per difendere i propri margini esistono e sono accessibili. La chiave sta nell’informarsi, confrontare le offerte e sfruttare il peso delle associazioni di categoria per ottenere condizioni competitive. Con le nuove normative del 2026, i commercianti avranno un vantaggio decisivo per continuare a servire i propri clienti senza rimetterci.
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