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Coloro che devono scegliere se acquistare o meno le azioni Sea in occasione del collocamento finalizzato allo sbarco sul listino milanese si trovano a dover esaminare i rischi e i benefici che potrebbero derivare da tale investimento.

Per quanto riguarda gli aspetti positivi, questi sono stati puntualmente illustrati nei giorni scorsi da Giuseppe Bonomi, il quale ha citato una politica dei dividendi che prevede la distribuzione agli azionisti del 70% dell’utile, ovvero un dividend yield molto più alto rispetto a quello proposto dai competitor europei; il solido business vantato dalla società, con ricavi in costante crescita e una graduale riduzione dei costi; l’interesse mostrato dagli investitori verso il settore in cui la società opera.

I rischi sono invece illustrati in un articolo de Il Sole 24 Ore sulla base di quanto previsto dal prospetto informativo. Tra questi figurano anzitutto i classici rischi connessi all’attività stessa, tra cui il mancato sviluppo delle infrastrutture di collegamento, l’aumento del costo delle materie prime, la concorrenza e l’imprevedibilità della normativa.

A questo bisogna poi aggiungere i rischi derivanti  dal ricorso al Tar da parte di Lombardia Ibar, Iberia e Saudi arabian Arilines contro l’aumento tariffario previsto dall’accordo di programma sottoscritto con il governo; l’indagine della Commissione europea sugli aiuti finanziari (183,4 milioni) che la capogruppo Sea ha concesso alla partecipata Sea handling; il calo del traffico passeggeri e merci; un debito di circa 300 milioni di euro.

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